Iprocrisia continua
Per decine di anni ha osannato la bandiera rossa e l’annessione all’urss. Ed ora ci viene a parlare ipocritamente di Festa del Tricolore!!! Ma il suo subconscio l’ha tradito: si è messo una bella cravatta rossa.(mi dicono che è di cashemire che strano…)

A completamento del post pubblico la foto della sala mentre parlava il mezzopresidente e un cosa che non faccio quasi mai inserisco, a commento, un post non mio.
Di Fausto Carioti
A cura della Sezione Lega Nord di Nova Milanese
Dalla spada sguainata di Giuseppe Garibaldi, pronto ad affettare gli sgherri dei Borbone, alla palpebra calata di Romano Prodi,pronto tutt’al più ad affettare un trancio di culatello nel ristorante all’angolo, in attesa di riprendere la pennichella sulla poltrona di casa.
Difficile trovare metafora migliore per la vuotezza di certi rituali della fotografia pubblicata qui sopra.
Lo scatto è stato fatto per il centocinquantesimo anniversario dell’Italia unita, in quel di Reggio Emilia.
Giorgio Napolitano, lì sul palco, sta svolgendo il suo mestiere di sacerdote laico meglio che può.
Nel discorso che dà il via alle celebrazioni ufficiali, il presidente della Repubblica dice che l’unità d’Italia è una gran bella cosa, però subito aggiunge se ci fosse il federalismo non sarebbe un problema.
L’importante, spiega, è che «chi governa rispetti il tricolore».
Retorica innocua, nella quale nemmeno la Lega trova granché da ridire.
Anzi, Roberto Calderoli riesce addirittura a ringraziare il presidente della Repubblica.
Difficile immaginare un esordio più soporifero dei fatidici festeggiamenti.
Tanto che persino Prodi, che pure di discorsi vuoti e rituali pomposi è uno dei massimi docenti internazionali, dopo un po’ crolla, proprio come facevano gli studenti bolognesi durante le sue lezioni.
L’ex presidente del consiglio italiano e della Commissione europea, seduto tra Giuliano Amato e Gianni Alemanno, partecipa (si fa per dire) al resto dell’evento cullato da Morfeo, manco fosse Silvio Berlusconi.
Con la differenza che quest’ultimo, da quella vecchia rockstar impenitente che è, ha almeno l’alibi di stare sveglio sino a notte fonda perché impegnato a fare altro.
Mentre la vita notturna di Prodi, racconta chi lo conosce, ricorda tanto l’incipit di Marcel Proust: «Per lungo tempo sono andato a letto presto la sera ».
Se già adesso muore di sonno uno così, figuriamoci cosa accadrà a noialtri gente normale.
Ovunque, nei prossimi mesi, rischieremo di incappare in eventi che avremmo voluto risparmiarci.
Come la mostra romana su “La macchina dello Stato”, straordinariamente «aperta al pubblico per tutto il periodo delle celebrazioni fino a novembre 2011», o l’esecuzione del Nabucco nell’aula di Montecitorio (qualcuno deve aver ritenuto che cantare in Parlamento «Oh mia patria sì bella e perduta» fosse di buon auspicio per l’anniversario, e chissà se anche stavolta ilgenio si chiama Gianfranco Fini).
Niente ci sarà risparmiato, dagli spot televisivi per il bicentenario della nascita di Cavour alla “Biennale democrazia 2011”, curata a Torino da quel giurista notoriamente imparziale che è Gustavo Zagrebelsky.
Ogni resistenza è inutile: persino il Festival milanese del Fumetto, arte povera che si sperava riuscisse a salvarsi dal diluvio di melassa, è stato inserito nel “Programma culturale” ufficiale del centocinquantenario.
Nemmeno l’ultimo orgoglio rimasto a noi italiani, il vino, riuscirà a scamparla: ad aprile, al Vinitaly di Verona, sarà presentata la “Bottiglia del 150° anniversario”, prodotta «con uve provenienti dai vigneti più rappresentativi di ogni Regione».
Lo scempio enologico è assicurato.
Come ultimo sfregio, quando tutto questo sarà finito, arriveranno sociologi e politologi a spiegarci come mai così poco del “messaggio” dell’unità d’Italia è stato recepito dagli italiani.
Magari, se invece di un anno e mezzo di eventi che sembrano fatti apposta per svuotare di significato il concetto di Patria (come i negozi aperti nella “Notte tricolore” del 16 marzo: perché?), si fossero concentrate le celebrazioni in pochi appuntamenti davvero simbolici, qualcosa sarebbe rimasto.
Al termine dell’overdose di banalità e pensierini buonisti che stiamo per subire, invece, resterà solo un grande abbiocco.
Per una volta, potremo dire di sentirci tutti rappresentati da Prodi.
Consolante per lui, un po’meno per noi.
FAUSTO CARIOTI
A cura della Sezione Lega Nord di Nova Milanese
Dalla spada sguainata di Giuseppe Garibaldi, pronto ad affettare gli sgherri dei Borbone, alla palpebra calata di Romano Prodi,pronto tutt’al più ad affettare un trancio di culatello nel ristorante all’angolo, in attesa di riprendere la pennichella sulla poltrona di casa.
Difficile trovare metafora migliore per la vuotezza di certi rituali della fotografia pubblicata qui sopra.
Lo scatto è stato fatto per il centocinquantesimo anniversario dell’Italia unita, in quel di Reggio Emilia.
Giorgio Napolitano, lì sul palco, sta svolgendo il suo mestiere di sacerdote laico meglio che può.
Nel discorso che dà il via alle celebrazioni ufficiali, il presidente della Repubblica dice che l’unità d’Italia è una gran bella cosa, però subito aggiunge se ci fosse il federalismo non sarebbe un problema.
L’importante, spiega, è che «chi governa rispetti il tricolore».
Retorica innocua, nella quale nemmeno la Lega trova granché da ridire.
Anzi, Roberto Calderoli riesce addirittura a ringraziare il presidente della Repubblica.
Difficile immaginare un esordio più soporifero dei fatidici festeggiamenti.
Tanto che persino Prodi, che pure di discorsi vuoti e rituali pomposi è uno dei massimi docenti internazionali, dopo un po’ crolla, proprio come facevano gli studenti bolognesi durante le sue lezioni.
L’ex presidente del consiglio italiano e della Commissione europea, seduto tra Giuliano Amato e Gianni Alemanno, partecipa (si fa per dire) al resto dell’evento cullato da Morfeo, manco fosse Silvio Berlusconi.
Con la differenza che quest’ultimo, da quella vecchia rockstar impenitente che è, ha almeno l’alibi di stare sveglio sino a notte fonda perché impegnato a fare altro.
Mentre la vita notturna di Prodi, racconta chi lo conosce, ricorda tanto l’incipit di Marcel Proust: «Per lungo tempo sono andato a letto presto la sera ».
Se già adesso muore di sonno uno così, figuriamoci cosa accadrà a noialtri gente normale.
Ovunque, nei prossimi mesi, rischieremo di incappare in eventi che avremmo voluto risparmiarci.
Come la mostra romana su “La macchina dello Stato”, straordinariamente «aperta al pubblico per tutto il periodo delle celebrazioni fino a novembre 2011», o l’esecuzione del Nabucco nell’aula di Montecitorio (qualcuno deve aver ritenuto che cantare in Parlamento «Oh mia patria sì bella e perduta» fosse di buon auspicio per l’anniversario, e chissà se anche stavolta ilgenio si chiama Gianfranco Fini).
Niente ci sarà risparmiato, dagli spot televisivi per il bicentenario della nascita di Cavour alla “Biennale democrazia 2011”, curata a Torino da quel giurista notoriamente imparziale che è Gustavo Zagrebelsky.
Ogni resistenza è inutile: persino il Festival milanese del Fumetto, arte povera che si sperava riuscisse a salvarsi dal diluvio di melassa, è stato inserito nel “Programma culturale” ufficiale del centocinquantenario.
Nemmeno l’ultimo orgoglio rimasto a noi italiani, il vino, riuscirà a scamparla: ad aprile, al Vinitaly di Verona, sarà presentata la “Bottiglia del 150° anniversario”, prodotta «con uve provenienti dai vigneti più rappresentativi di ogni Regione».
Lo scempio enologico è assicurato.
Come ultimo sfregio, quando tutto questo sarà finito, arriveranno sociologi e politologi a spiegarci come mai così poco del “messaggio” dell’unità d’Italia è stato recepito dagli italiani.
Magari, se invece di un anno e mezzo di eventi che sembrano fatti apposta per svuotare di significato il concetto di Patria (come i negozi aperti nella “Notte tricolore” del 16 marzo: perché?), si fossero concentrate le celebrazioni in pochi appuntamenti davvero simbolici, qualcosa sarebbe rimasto.
Al termine dell’overdose di banalità e pensierini buonisti che stiamo per subire, invece, resterà solo un grande abbiocco.
Per una volta, potremo dire di sentirci tutti rappresentati da Prodi.
Consolante per lui, un po’meno per noi.
FAUSTO CARIOTI






Condivido pienamente!!!!!!! Purtroppo a questo mondo hanno la meglio gli incoerenti.Sbaglia sempre chi vuole andare a fondo nella ricerca della VERITA’, ma mai non falla chi fa il superficiale e resta a galla: Ciao sarc ho ricevuto i tuoi auguri, grazie.e ciao amici bertoldo
Bertoldo
ben tornato ed auguri
purtroppo la malerba non muore mai!
ciao
Sarc
E’ bene che i comunisti siano incoerenti…cambino opinione e si estinguano.
Non solo. Ma la cerimonia del tricolore è partita proprio da Reggio Emilia, città notoriamente rossa sparata fin dai tempi di Guareschi.
Come dice la canzone: “Quando saremo a Reggio Emilia/al mè murùs al sarà in piassa/
Bella mia sei arrivata
bella mia sei arrivata….
Sarc, dovresti cominciare a occuparti seriamente dei compagnucci col grembiulino, il compasso e la squadretta a triangolo…:-)
RadiconED
in quanto a estinguersi mi sembra dura guarda quanto campano!!
ciao
Sarc.
Nessie
La massoneria non mi piace, specie certa massoneria che è quella a cui alludi tu.
Non è facile combattere un nemico potente e quasi invisibile. Usa gli utili idioti alla gianfuffa, finché servono e poi li getta.
ciao
Sarc.
Riapro il compiuter per direuna cosa sulla giustizia umana.”Essa è cieca da un occhio e dall’altro è miope”.La frase non è mia, ma i giudici prima di giudicare pensino che saranno giudicati da Colui che disse ciò.
a presto Bertoldo
Ricordate cosa disse il loro presidente,non il mio,quando i compagni invasero l’Ungheria?
E sono ancora qui a pontificare!
Bertoldo
secondo me la giustizia da un occhio è cieca e dall’altro pure…
ciao
Sarc.
Johnny doe
lo ricordo perfettamente !!
ma d’altronde doveva leccare il culo a togliatti e a longo.
ciao
Sarc
Hai ragioni da vendere, purtroppo (è proprio il caso di dire, in questo caso)! E il filo del tuo discorsetto non fa una grinza, una sbavatura:
Quanta ipocrisia! Mamma mia!!!
Marshall
siamo in tempo di sx negazionismo, ma chi ha vissuto in quel periodo non può certo dimenticare
ciao
Sarc.
Perdoniamolo in fondo fin qui ,si è rivelato un buon garante delle istituzioni. Napolitano ha un solo difetto..sovente si fa consigliare dai parenti. E talvolta inconsciamente per carità indulge in qualche peccatuccio come l’indossare orrende cravatte rosse di cachemire!
Benvenuto Gio Torzini
ci sono delle cose che si possono perdonare.
Non si può perdonare chi ha sostenuto la gesta infami dei partigiani rossi,titini ed italiani, assassini di gente innocente come i giulani,gli istriani e i dalmati.
Non si può perdonare chi ha esaltato i carri armati sovietici che schiacciavano gli studenti e gli operai ungheresi.
Questi sono crimini che neanche Dio, se esiste, potrà perdonare.
Figurati io che dio non sono!
ciao
Sarc
il rosso vi brucia gli occhi??non sarà mai peggio del nero, quel nero dei nazifascisti pronti a sparare alla madre pur di compiacere l’alleato tedesco, lavatevi la bocca, siete sudici.
lupo
non ci bruciano gli occhi: ci vediamo benissimo e vediamo le centinaia di milioni di morti grazie a voi pezzenti anacefali di sinistronzi.
Siete e siete stati la rovina del mondo decisamente peggio di quei nazifascisti che nomini.
Ipocrita!
Non ti riaffacciare più sul mio blog perchè sarai bannato, non ho tempo da perdere con gente inutile come te.
Sarc
Sarc.
al comm.14 mi sembra che ti sei scatenato, togliendoti parecchi sassolini dalle scarpe! Scusa, ma mi sembra molto autobiografico, come se in quelle terre ci fossi stato tu.
Lo sò che è dura, ma non devi pensarci più, altrimenti ne andrebbe solo della tua attuale salute!
Ciao.
Marshall
in quelle terre abitava la famiglia di mia nonna materna che risiedevono lì ben prima dell’unità d’Italia.
ciao
Sarc
ma il tricolore non era la bandiera della
Repubblica Padana Cisalpina e poi della conseguente Repubbli Transpadana????
come direbbe qualc’uno……che c’azzecca con l’italia??????
Fritz
Fritz
L’origine è quella che dici tu, poi fu “adottata” da Garibaldi, di rientro dal sudamerica, infine con l’aggiunta dello stemma savoia rappresentò il regno d’Italia.
Caduta la monarchia i cosiddetti padri fondatori non ebbero neanche le capacità di sostituire lo stemma savoia con altro stemma, ma forse è stato un bene altrimenti chissà che idiozia ci avrebbero messo, del tipo una croce con falce e martello o forse meglio un casco di banane.
Il tricolore come il nostro è troppo simile a quello di molti altri stati, la marina dovette aggiungere uno stemma al centro del bianco, una composizione delle bandiere delle repubbliche marinare: stemma senza corona per quella mercantile e con corona per quella militare.
Non capisco che senso abbia la “corona repubblicana” anche quando si rappresenta l’Italia con una figura di donna le inseriscono sul capo una corona.
Evidentemente certi personaggi repubblicani soffrono di complesso di inferiorità….
ciao
Sarc.
Sarc, le ultime di Rosso Antico sono che critica il fatto che non si sarebbe fatto abbastanza per diffondere coi “nostri stati amici” il grave problema italiano degli Anni di Piombo.
Peccato che si sia dimenticato di parlare del suo album di famiglia e di come hanno sempre protetto e coccolato i terroristi rossi (la teoria dei “compagni che sbagliano”).
OT ma non troppo. Leggi questo link dei nuovi amichetti di Napolitano:
http://www.stampalibera.com/?p=19409
Nessie
Rosso antico, alias mezzopresidente, è amante delle bandiere, specialmente di quelle bandierine metalliche che stanno in cima ai campanili e sotto i parafulmini, che hanno come caratteristica pricipale di girarsi dalla parte da cui spira il vento….
Ciao
Sarc.
ps per quell’altra storia ti scrivo in pvt.
E che: avete coniato nuovi termini!
Marshall
le nostre menti sono fertili eheheh
ciao
Sarc.
e allora………
fertilizzate!!!!!!
SdH
mi sembra un commento ambiguo eheheheh
non siamo mica vendolini
ciao
Sarc